Blue Lion Apps - Guida del Museo Setificio Monti a Abbadia Lariana

 Blue Lion Apps è la nuova iniziativa lanciata da Blue Lion Guides per aiutare musei, monumenti e altre organizzazioni che intendono promuovere le loro ricchezze culturali e paesaggistiche attraverso applicazioni per smartphone e tablets. Dopo la prima guida dedicata al Museo delle Maschere di Mamoiada (Nuoro), recentemente abbiamo completato una guida per il Civico Museo Setificio Monti di Abbadia Lariana, in provincia di Lecco, di cui è autrice Carla Ardis. Pubblichiamo di seguito l'introduzione generale della guida.
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La guida per iPhone/Ipad può essere scaricata dal negozio AppStore della Apple cliccando qui. Le informazioni pratiche sul museo possono essere consultate alla fine dell'articolo.


Abbadia Lariana è il primo paese che si incontra sulla sponda orientale del Lago di Como, dopo aver lasciato la città di Lecco.

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Abbadia Lariana (Bocemandello, Wikipedia)
Le origini del paese sono antichissime: come suggerisce il toponimo, il primo nucleo abitato sorse intorno ad un’abbazia benedettina risalente al IX secolo (di cui oggi non si conservano più tracce), secondo la leggenda fondata da Desiderio, re dei Longobardi.
Collocato alle pendici meridionali delle Alpi orobiche, l’intero territorio ha svolto fin da tempi così remoti il ruolo di snodo commerciale, crocevia tra la penisola italica e i territori mitteleuropei.
La grande fortuna economica della sponda orientale del Lario affonda in parte le sue origini nel Quattrocento quando, come nel resto territorio lombardo, si assiste ad un’enorme crescita delle attività legate alla produzione della seta. Questo fu in parte dovuto ad un provvedimento emanato nel 1471 da Gian Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, che impose a tutti i proprietari terrieri la piantumazione di un certo numero di piante di gelso commisurato all’estensione dei propri possedimenti, pena il pagamento di una multa per ogni albero non piantato.




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Pollaiolo, Ludovico Sforza (Uffizi)
Il maggiore impulso fu però dato da Ludovico Sforza, che favorì l'espandersi della coltura del gelso in tutto il Ducato, comprendente a quei tempi anche l'alto Lario ed il Canton Ticino. La passione di Ludovico fu tale che la mora di gelso entrò financo nel suo stemma gentilizio, oltre che nel suo soprannome (Ludovico il Moro; secondo alcuni l'origine del soprannome dovrebbe legarsi etimologicamente a Morun, nome in dialetto milanese della bacca del gelso).
Nel distretto di Lecco l’attività di lavorazione della seta diventò tuttavia capillare soprattutto dopo la caduta di Napoleone e la disgregazione della Repubblica Cisalpina; al loro ritorno gli austriaci, per opporre concorrenza alle industrie piemontesi e francesi, rilanciarono la produzione serica lombarda, favorendo, anche economicamente, coloro che se ne occupavano.
Con l’incremento della produzione si passò da una lavorazione familiare, ancora diffusa alla fine del ‘700, ad una precoce meccanizzazione dei processi; a partire dal 1815 si assiste nel lecchese alla nascita di una vera e propria industria serica.
Anche Abbadia partecipò a questa innovazione: del resto già da lungo tempo il territorio del piccolo comune aveva visto il sorgere di diverse manifatture. Questo fu possibile grazie allo sfruttamento delle risorse idriche, in primo luogo della cosiddetta Roggia dei Mulini, una derivazione del torrente Zerbo, da cui si distacca ai piedi del monte Borbino ( a circa 270 m s.l.m.), dove il fiume crea la sua ultima cascata.

Il primo documento che la attesta risale al 1495: a quella data un certo Tommaso Alippi ottenne dagli Sforza il permesso di costruire la roggia per far funzionare macine e mulini al servizio di alcune famiglie locali. Sarà questa la principale fonte di energia del paese, lungo il cui percorso, che si snoda fino al lago per un totale di 900 metri, sorgeranno diverse manifatture e opifici: già nel catasto teresiano sono rappresentati addossati al corso d’acqua tre mulini da cereali, tre frantoi da olio e una folla.
È proprio la presenza della risorsa idrica che permetterà, già alla fine del XVIII secolo, lo sviluppo della manifattura serica ad Abbadia Lariana. Al 1793 risale infatti l’apertura del primo filatoio di Abbadia, costruito in riva al lago da Giuseppe Antonio dell’Oro.
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Cartellone dell'ente nazionale serico (Museo Setificio Monti, Elsa Cirillo)

L’arrivo degli austriaci non fece che dare impulso a queste manifatture, anche grazie all’immediato attivarsi,nel 1817, della costruzione della attuale Strada provinciale 72, la Strada Militare dello Stelvio e dello Spluga,che tutt'oggi mette in comunicazione i paesi ubicati lungo il lago.
È in questo quadro che va collocata la decisione presa nel 1818 da Pietro Monti, esponente di una famiglia di setaioli della bassa Lombardia, di edificare un filatoio proprio ad Abbadia. La nuova costruzione inglobò un edificio quattrocentesco, poi ampliato nel ‘600, che ospitava dapprima un mulino da grano e poi una folla da pannilana. Entrambe le manifatture precedenti utilizzavano come fonte di energia l’acqua della sopradescritta Roggia, che divenne il motore anche del nuovo opificio.
La fabbrica, che ospitava anche un settore destinato ad abitazione della famiglia Monti, ebbe immediatamente un discreto successo, anche grazie alle doti imprenditoriali dei proprietari. Nella seconda metà dell’Ottocento venne ampliata, con la costruzione di una filanda; si venne così a creare un complesso composto da due edifici disposti su un impianto a L.
Tuttavia la filanda cesserà la sua produzione nel 1903, mentre il filatoio, dapprima affidato a setaioli affittuari, termina la sua attività nel 1934.
Questo fu dovuto da un lato a una rapida evoluzione delle tecnologie produttive, che rese gli impianti obsoleti al punto che il loro abbandono e l’apertura di un nuovo complesso nella vicina Mandello del Lario fosse più economico che non il loro adeguamento; ma anche al fatto che l’acqua della Roggia cominciò a scarseggiare, a seguito della costruzione di una diga in località Campelli, necessaria per la costruzione della centrale elettrica che forniva energia alla fabbrica della Moto Guzzi, nella vicina Mandello del Lario.
Il complesso di Abbadia andò incontro a un lento e inesorabile declino: negli anni '40 gli edifici vennero affittati a una fonderia che, installatasi nella filanda, ne smantellò completamente i macchinari; si salvarono, almeno in parte, quelli del filatoio, adibito a magazzino; inoltre il grande torcitoio circolare venne venduto nel 1965 alla famiglia Abegg, setaioli di origine svizzera con molte proprietà nel comasco e nel bergamasco, che, dopo averlo restaurato, lo donarono, ancora funzionante, al Museo Technorama di Winterthur, Zurigo.

Nel 1978 l’amministrazione comunale acquisì entrambi gli immobili con l’intento di farne delle scuole; tuttavia, presa coscienza dell’importanza dell’edificio e della testimonianza che esso costituisce, nel 1981 si decise di intraprendere un’impegnativa opera di archeologia industriale, allo scopo di recuperare un’unità produttiva di filati serici così come si era venuta configurando a metà dell’Ottocento.
Grazie al supporto del Museo Technorama di Winterthur, che lo ha concesso in comodato al Comune di Abbadia Lariana, il grande torcitoio circolare, dopo un quarto di secolo, è tornato nella sua originaria collocazione. L’indispensabile lavoro di molti volontari e di alcuni esperti ha permesso non solo di ricostruirlo, ma anche di mantenerlo funzionante, ora grazie all’energia elettrica.

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Particolare del torcitorio (Foto Laura Mandelli)
È proprio il grande macchinario ottocentesco, uno dei pochi ancora integri in grado di funzionare, che accoglie i visitatori all’ingresso del Museo, di cui costituisce la principale attrazione.
Il percorso di visita consente di apprezzare lo sviluppo del torcitoio per ben due piani; sul retro della macchina si possono poi osservare i resti, ancora da restaurare, di un torcitoio in quadro, una macchina più recente, di origine francese.
Oltre agli spazi del torcitoio, risultano oggi accessibili al pubblico due piani dell’edificio; nelle sale espositive sono ospitati attrezzature e oggetti accessori relativi alla lavorazione della seta, provenienti da filande e filatoi lariani coevi al complesso del Monti ma ora scomparsi.
È ancora visitabile la camera di soffocazione ad umido, dove i bozzoli dei bachi da seta venivano collocati per procedere all’uccisione della crisalide, necessaria per la lavorazione. Nel cortiletto esterno, al piano superiore, è visibile il forno del 1887 che consentiva di raggiungere le alte temperature necessarie alla soffocazione.
Inoltre sul retro dell’edificio è possibile osservare, recentemente restaurata da un gruppo di volontari, la grande ruota idraulica in ghisa e ferro che un tempo azionava il torcitoio, e intuire il percorso della Roggia nel suo ultimo tratto.
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Ruota idraulica (Foto: Laura Mandelli)
Ai piani superiori, alcune sale ancora in via di allestimento, ospitano una collezione etnografica, frutto della donazione di un privato cittadino, il pittore Ezio Moioli di Olcio. Tale collezione offre una vivida testimonianza delle condizioni di vita delle famiglie contadine dell’Ottocento, che integravano i loro miseri guadagni con la bachicoltura e con il lavoro in filanda della componente femminile.
Sicuramente ciò che ha permesso al filatoio Monti di essere legalmente vincolato al patrimonio culturale come unico esempio in Europa della secolare tecnologia della lavorazione della seta non è soltanto il grande torcitoio ma anche il fatto che l’esposizione si snoda all’interno dell’edificio che ha conservato l’aspetto che aveva a metà Ottocento, rendendolo effettivamente una delle testimonianze più significative dello sviluppo dell’industria serica ne territorio lariano.
La guida che andrete a leggere vi condurrà nelle sale espositive con l’obiettivo di ripercorrere le fasi della lavorazione serica attraverso gli oggetti in mostra; proprio perché il Museo conserva ancora il suo aspetto di spazio produttivo, l’esposizione è profondamente condizionata dagli spazi al punto che la logica di collocazione dei reperti rispetta ancora le esigenze della produzione e non quelle dell’ordine cronologico delle diverse fasi. 



Informazioni pratiche
 
Quando andare?
Il Museo è aperto tutto l’anno.
Per apprezzare al meglio il paesaggio di Abbadia e la vista sul lago si consiglia la visita nel periodo primaverile - estivo.

Come arrivare?
In auto: da Lecco, percorrere la SS. 36 in direzione Sondrio. Imboccare la prima uscita; Abbadia Lariana è il primo paese sul ramo orientale del Lago. Per raggiungere il museo, percorrere la superstrada nel suo tratto urbano fino ad arrivare in centro paese. Di fronte al municipio è disponibile un parcheggio (piazza Carlo Guzzi); percorrere il marciapiede pedonale fino al civico 93; il museo è sulla vostra destra.
In treno: da Lecco, prendere un treno regionale in direzione Sondrio – Tirano; Abbadia Lariana è la prima fermata. Una volta arrivati in stazione, imboccare il percorso pedonale diretto in centro, indicato dalla segnaletica. Con un percorso lineare, continuare sul marciapiedi che costeggia la statale fino a giungere al museo.

Tempo di visita previsto
La visita guidata all’interno del Museo dura circa 1 ora.
Su richiesta, in particolare per i gruppi, è possibile integrare la spiegazione con la visione di un filmato didattico sull’attività del setificio Monti.


Orari
Il Museo è aperto:
Mercoledì 13:30 - 17:30
Giovedì: 13:30 - 17:30
Venerdì:13:30 - 17:30
Domenica: 9:30 -12:30
Vi invitiamo a consultare periodicamente il sito per visionare gli orari aggiornati.
Per gruppi e singoli visitatori è poi possibile effettuare visite guidate su prenotazione, compatibilmente alle esigenze della struttura e alla disponibilità dello staff.
Per gruppi superiori alle 15 persone la prenotazione è obbligatoria.

Info e tariffe
Ingresso in Via Nazionale 93 – Abbadia Lariana, Lecco
0341 700381
0341 731241
info@museoabbadia.it
www.museoabbadia.it
Intero: 4,00 Euro
Ridotto (fino a 14 anni; over 65 anni): 3,50 Euro
Ridotto Special (per gruppi da 5 a 15 persone): 3,00 Euro
Ridotto Gruppi (per gruppi oltre le 15 persone). 2,50 Euro
I prezzi dei laboratori sono indicati dopo la descrizione di ogni singola attività.

Per i più piccoli
Il Civico Museo Setificio Monti propone, all’interno degli spazi espositivi e dell’apposito laboratorio, attività didattiche rivolte alle scuole di ogni ordine e grado nonché ai singoli visitatori che ne facciano preventiva richiesta.
La metodologia scelta è quella di una didattica interattiva e sperimentale, che si basa sul coinvolgimento dei ragazzi e sulla conduzione dei momenti di lavoro da parte di operatori didattici esperti e qualificati.